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L’ATTACCO A BANKITALIA E L’ECONOMIA MALATA di Riccardo Gallo Corriere della sera – ECONOMIA

Quarant’anni fa, la mattina di sabato 24 marzo 1979, due drammi concatenati ferirono il governo dell’economia del paese. Primo, il vicedirettore generale della Banca d’Italia, Mario Sarcinelli, fu arrestato e il governatore Paolo Baffi subì il ritiro del passaporto. La Procura della Repubblica di Roma li accusò di favoreggiamento e interesse privato in atti di ufficio nella vigilanza sul credito al gruppo chimico Sir-Rumianca di Rovelli. Secondo dramma, poche ore prima, Ugo La Malfa, [leggi]

“Memorie d’Europa” a cura di Regina Wainstein Edizioni Clichy Mercoledì 20 febbraio 2019 – ore 17,3o Invita alla presentazione del libro La Fondazione sul giornalismo Paolo Murialdi Via Augusto Valenziani, 10/a-11 Intervengono Giancarlo Tartaglia, Stefano Folli, Lia Levi, Regina Wainstein

Un bel ricordo dell’impegno culturale e giornalistico di Lia Wainstein  cara collaboratrice de La Voce Repubblicana.  E’ stata un’intellettuale europea, attiva in Italia dagli anni Cinquanta fino alle soglie del Duemila. Slavista, traduttrice e scrittrice, ha pubblicato più di 1200 scritti fra volumi, saggi e articoli di stampa in cui si rispecchia non solo il suo personale itinerario intellettuale ma lo spirito del suo tempo. Cosmopolita per formazione e vocazione, manterrà per [leggi]

CROLLO MADE IN ITALY di Davide Giacalone Non è una disfida delle previsioni. Solo gli allocchi possono crederci. Anche perché sono abbastanza omogenee: la Commissione europea stima la crescita italiana, per il 2019, allo 0.2%, l’Ufficio parlamentare di bilancio allo 0.4. Vero che si tratta del doppio, ma fra misure infinitesimali. Il governo stimava a novembre una crescita dell’1.5 (lasciamo perdere il Savona del 3%!). A dicembre l’aveva già ridotta all’1. A gennaio il presidente del Consiglio confermava la recessione in atto e annunciava la ripresa per la seconda metà dell’anno. Se i primi sei mesi sono persi (a detta del governo) lo 0.2-0.4 sarebbe già un buon risultato. Nel mezzo c’è stata la Banca d’Italia, che aveva previsto uno 0.6 ed era stata accusata di disfattismo. Al netto delle corbellerie sull’anno fantastico e il boom pentastellato, tutte le previsioni vanno nella direzione del crollo verticale delle aspettative, sicché i numeri inseriti nella legge di bilancio si dimostrano per quel che li vedemmo: fantasiosi, per non dire falsi. La causa è nel rallentamento dell’economia mondiale e della crescita europea? Piacerebbe farlo credere, ma non è così: l’Italia è il solo Paese Ue che non ha ancora recuperato le posizioni del 2008; negli anni della crescita, propiziata anche dalla saggia politica monetaria praticata dalla Banca centrale europea, siamo cresciuti la metà della media europea; ora siamo ben sotto quella già drammatica metà, posto che la crescita stimata, per l’Uem (l’area dell’euro), è a 1.3% (da 1.9). Le cause sono italoitaliane. Tutte interne. Ci siamo evirati continuando a far crescere la spesa corrente, anche mentre il più poderoso taglio alla spesa pubblica lo dovevamo al crollo degli interessi, grazie alla Bce. Ci siamo condannati volendo illudere i cittadini e praticando dissennate politiche dei bonus (governo Renzi), nel mentre si continuava a tagliare gli investimenti. Il governo del cambiamento è stato il governo della più dissipatrice continuità, cui s’è aggiunto il linguaggio della demagogica arroganza, che ha fatto ricrescere il costo del debito pubblico solo e soltanto per recitare la parte dei bulli. Poi s’è varata una legge di bilancio che aumenta ancora la spesa corrente assistenziale, senza propiziare alcuna crescita e spostando alla fine del 2019 i problemi che non si sono affrontati all’inizio. Tutta qui, la ricetta della miseria. Che è non solo economica, ma anche politica e morale. Tutta colpa del governo populista? No, come già scritto. Ma di colpe ne ha molte, questo governo, responsabile di scelte che isolano e affondano l’Italia. Scelte pauperiste e antisviluppiste, falsamente protettive e autenticamente ingannatrici che, però, non sarebbero state possibili senza un’acquiescenza vile di grandissima parte della presunta classe dirigente italiana, incapace di reagire e tesa alla ricerca della convenienza immediata (ammesso che esista). Dal giornalismo alle cattedre alla politica, si paga il prezzo del disprezzo dell’interesse collettivo. Lo disse bene Ettore Petrolini, che disturbato da un loggionista fastidioso interruppe la rappresentazione e si rivolse verso l’altro: non ce l’ho con te, perché tu così ci sei nato, ce l’ho con chi ti sta accanto e non ti butta di sotto.

I FINTI ALIBI SULLA RECESSIONE NON REGGERANNO E CHI LI AGITA SARÀ SPAZZATO VIA di Enrico Cisnetto

La realtà è inesorabile, ignorarla è autolesionistico. La dura realtà, ormai ufficialmente conclamata, è che Italia è di nuovo in recessione, e se fino a ieri l’errore esiziale è stato quello di averne per mesi ignorato i segnali premonitori, tanti e chiari, che l’hanno preceduta – cosa che ha impedito di bloccarla per tempo e non ha evitato sciocchezze come annunciare un boom economico alle porte (Di Maio dicit), parole in libertà che adesso rendono ben poco credibili quelle sul [leggi]

PAGLIACCIA TAV di Davide Giacalone Il tema non è il Trasporto ad alta velocità (Tav), ma la rissosa inconcludenza di chi pretende d’essere sia il male che il rimedio. Non infastidisce solo la propaganda, oramai in overdose, ma la sua inutilità. Matteo Salvini che si fa portare sul cantiere e riprendere dalle telecamere nel mentre proclama che i lavori devono andare avanti è la stessa identica persona che non solo cavalcò i vari movimenti no tutto (a proposito: la Croazia avvia un vasto programma di trivellazioni nell’Adriatico, nel mentre noi trivelliamo i nostri stessi interessi), ma che, dando vita a questo governo, ha fermato i lavori. È chiaro questo? I lavori li hanno fermati loro, sicché è grottesco ora vogliano essere i paladini della ripartenza. Se in tal senso intende battersi non deve andare sul set cinematografico delle gallerie, ma attraversare un corridoio, chiedere al presidente del Consiglio di riunire il Consiglio dei ministri e fare la sola cosa che spetta al governo: decidere. Luigi Di Maio che parla di supercazzole e afferma che finché loro sono al governo quel tratto di ferrovia non si farà è la stessa identica persona che ha firmato un contratto nel quale c’è scritto che quei lavori andavano rivalutati, nonché il collega, di governo e di partito, del ministro che ha chiesto un ridicolissimo riesame di costi e benefici. Posto che M5S è sempre stato contro quei lavori, posto che affermano di non avere mai cambiato idea, ne deriva che hanno fin qui preso in giro gli italiani affermando che si apprestavano a ragionarne, sulla base, appunto, di numeri e dati di fatto. Sintesi: una pagliacciata. Tutto serve solo a far propaganda, strafregandosene entrambe dei lavori, dei finanziamenti, degli impegni e di ogni altra cosa non sia il politichese politicante che praticano con tanta disinvoltura. E questo è solo l’esordio del fantastico 2019, nel corso del quale lo svantaggio italiano rispetto al resto dell’Unione europea aumenterà. Ora datevi pure di gomito e, con aria saputa, osservate che non si potrà mai tornare al Pd e a Forza Italia (anche perché sono quelli che hanno preparato il terreno a questa roba); fate notare con compatimento che le forze nuove sono impetuose e inarrestabili; compatite chi non coltiva il lenitivo della rassegnazione. Ma ci si ricordi che a essere troppo furbi capita di far la fine degli scemi.

IL RUOLO DEL PARLAMENTO NON PUO’ ESSERE COMPROMESSO di Stefano Passigli corriere della sera 17.01.19

Politica e regole. L’iter di approvazione della manovra economica ha di fatto privato le Camere della possibilità di compierne una valutazione adeguata e completa. Distratta dalle quasi quotidiane polemiche tra i due partners della maggioranza e dall’inedito scontro aperto tra Salvini e Conte, l’opinione pubblica non ha ancora colto pienamente che alcuni comportamenti dei partiti di Governo mettono a rischio aspetti fondamentali del nostro assetto costituzionale. Il più evidente di tali [leggi]

Eclissi della ragione Guardare da fuori aiuta a capirsi dentro. di Davide Giacalone

Che succede in Uk? Eravamo abituati ad ammirare la loro classe dirigente, la solidità delle tradizioni parlamentari, un sistema maggioritario che premiava la moderazione e il cambiamento nella continuità. Visti da fuori sembrano nel pallone, afflitti da trasformismo (chi si batté per il remain s’incaponisce a gestire il leave), incapaci di conciliare le bubbole raccontate agli elettori con la realtà. Succedono tre cose, che ci riguardano tutti. Lontani dalle durezze, talora sanguinose, [leggi]

CULTURA E INFORMAZIONE SANA PER BATTERE IL POPULISMO E LE SUE IDEE FOLLI (COME IL REFERENDUM “FACILE”) di Enrico Cisnetto

Abbiamo sempre pensato, e scritto, che una fetta significativa del concorso di responsabilità che hanno determinato il declino italiano, e che ora ne stanno accelerando la trasformazione in una decadenza strutturale, sia da attribuire molto più alle élite intellettuali e ai mass media – in particolare, alle prime per i loro colpevoli silenzi, e ai secondi per ciò che irresponsabilmente hanno detto e scritto – piuttosto che alla pur penosa politica. Può sembrare un’inutile discussione [leggi]

4°- NOBILI BATTAGLIE, IMMERITATE SCONFITTE di Ernesto Mazzetti

Apprezzabile è stata l’iniziativa della Fondazione Spadolini di ricordare le personalità di Francesco Compagna e Giuseppe Galasso, ed ancor più lodevole scegliere per tale commemorazione un titolo che si richiama ai due fondamenti della comunanza di queste personalità eminenti nella storia dell’Italia repubblicana: una comunanza di pensiero e azione. Ovvero il liberalismo e il meridionalismo. I fondamenti del liberalismo, come filosofia e metodo nell’orientarsi nelle scelte [leggi]

3° – DALL’ISTITUTO ITALIANO PER GLI STUDI STORICI AL «MERIDIONALISMO DELL’OCCIDENTE» di Antonio Duva

    Francesco Compagna e Giuseppe Galasso sono due personalità che hanno avuto grande rilievo nella vita civile e politica del Mezzogiorno e del Paese. Le loro radici intellettuali e morali stanno in un grande palazzo cinquecentesco, quello dei Filomarino della Rocca d’Aspide, che sorge nel cuore antico di Napoli, a pochi passi dalla chiesa di Santa Chiara. Qui, secoli fa, Giovanbattista Vico era spesso chiamato a partecipare alle discussioni letterarie e filosofiche promosse [leggi]

2° – IL MEZZOGIORNO NELL’OCCIDENTE di Guido Compagna

Ha ancora senso parlare di Mezzogiorno nell’Occidente ricordando oggi Francesco Compagna e Giuseppe Galasso e la loro comune esperienza e battaglia culturale giornalistica e politica? Probabilmente sì, anche se a prima vista potrebbe sembrare il contrario. Oggi il concetto stesso di Occi- dente è messo a dura prova: basta pensare alle divisioni e alle difficoltà di un’Europa sempre più trainata dagli interessi dei singoli stati e con i sogni comunitari delle origini che si attenuano [leggi]

1° – LAICI DEL NOVECENTO: FRANCESCO COMPAGNA E GIUSEPPE GALASSO

Francesco Compagna, morto prematuramente, e Giuseppe Galasso, che si è spento da poco, erano due personalità di forte carattere ma molto diversi tra loro. Ad accomunarli, però, peraltro nell’ambito di una stessa visione politica e culturale, era la convinzione profonda che il futuro del Mezzogiorno non potesse essere disgiunto da quell’Occidente in cui i due grandi meridionalisti si riconobbero sempre. Il primo numero di «Nord e Sud» si apriva non a caso con un articolo di Ugo La Malfa [leggi]

UNA INIZIATIVA DELL’ASSOCIAZIONE “AMICI DELLA FONDAZIONE SPADOLINI”

Per iniziativa dall’Associazione “Amici della Fondazione Spadolini” e dell’ “Istituto di Studi Storici”, si è svolto a Napoli un seminario dedicato a Francesco Compagna e Giuseppe Galasso. La “Nuova Antologia” ha ospitato nel suo numero di settembre, alcuni degli interventi che si sono svolti in quell’occasione. “Unità Repubblicana” ritiene importante che in una fase difficile e complessa della vita del Paese, come quella che viviamo, sia stata promossa una riflessione [leggi]

IL FUTURO DIFFICILE DELLA NOSTRA DEMOCRAZIA di Stefano Passigli Corriere della Sera 13 ottobre 2018

La democrazia è il risultato di un processo lungo circa due secoli. Fino all’inizio del ‘900 questo processo ha conosciuto una espansione sia nel numero dei regimi democratici, sia nella natura della democrazia che da sistema di regole e procedure a tutela dei diritti politici si è progressivamente convertita in garanzia anche di diritti civili e sociali. La moderna democrazia trova i suoi fondamenti nelle rivoluzioni inglese, americana e francese, e il suo reale sviluppo con il [leggi]

MENTRE TUTTI CI BOCCIANO EVOCARE SPETTRI CHE NON ESISTONO SIGNIFICA SOLO RENDERE CERTO L’UNICO CHE DOVREMMO TEMERE: LA DERIVA ARGENTINA di Enrico Cisnetto

La “troika”, pur in versione informale, boccia l’Italia senza appello. In una sola giornata il presidente della Bce, Mario Draghi, ha detto senza mezzi termini che per i paesi fortemente indebitati è necessaria la “piena adesione” al patto di stabilità Ue, ma il Fondo Monetario certifica che stiamo andando in direzione esattamente opposta e il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, suggella il tutto affermando che “l’Italia non rispetta la parola data”, [leggi]

LA DEMOCRAZIA DIGITALE E I RISCHI DI MANIPOLAZIONE di Stefano Passigli Corriere della Sera del 18 agosto 2018

Votare. In un sistema nel quale si potesse rispondere unicamente con un Si o con un No, sarebbero le domande delle “èlite” a contare più delle risposte del “popolo”. Sono sempre più numerosi quanti in Italia affermano che la democrazia rappresentativa è in crisi. Tale crisi viene equata con la crisi dei partiti tradizionali e considerata come ormai irreversibile. A questa superficiale diagnosi si accompagna sempre più spesso l’indicazione dei meriti della democrazia diretta, [leggi]

TROPPI PADRONI di Giorgio La Malfa su QN 10.08.18

Cari  amici, l’assenza di un quadro di riferimento (della cui necessità  avevo parlato in un articolo sul Corriere della Sera) si fa sentire ogni giorno di più. Non è con la minaccia di dimissioni che il Ministro dell’Economia fa circolare, come scrivono stamane alcuni giornali, che si mette ordine. Serve una cornice. Probabilmente è troppo tardi per mettere rimedio a una partenza sbagliata. Ma, se nel Governo c’è un minimo di riflessione politica ci si renderà conto che è [leggi]

CERCARE SOLO IL CONSENSO NON E’ UN METODO DI GOVERNO di Stefano Passigli

Corriere della Sera 9 agosto 2018 Lega e MCS La questione che divide i due partiti è la priorità da dare alla flat tax o al reddito di solidarietà. L’una esclude l’altra, da qui la serie infinita di annunci. L’esasperata ricerca del consenso che anche dopo le elezioni continua a caratterizzare i rapporti non solo tra maggioranza e opposizioni, ma anche tra i due partiti di governo, produce guasti profondi. Lega e M5S condividono un limitato programma (“l’accordo”) [leggi]

LaFondazione Spadolini e l’Associazione Amici della Fondazione

Invitano all’incontro con  CARLO COTTARELLI  mercoledì 27 giugno  alle ore 17,30              presso la  CAMERA  dei DEPUTATI  – Sala del Cenacolo  – Piazza Campo Marzio 42                           partecipano Giovanni Postorino, Stefano Folli, Michele Bagella, Andrea Bianchi,                    Alessandro De [leggi]

Populismo al governo, Savona in castigo: ne valeva la pena? di Giancarlo Tartaglia 2 giugno 2018

Quando lunedì scorso, con il rifiuto di nominare Paolo Savona Ministro del Tesoro, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha fatto fallire, all’ultimo momento, il tentativo   di un governo giallo-verde, la rete è stata invasa da migliaia di #iostoconmattarella, convinti che l’incubo di un governo populista si fosse dissolto grazie al gesto del Presidente, che con quel suo atto di fermezza aveva evitato l’invasione degli hyksos. In quella occasione tentai, spero più [leggi]