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Articoli da Unita' Repubblicana

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Associazione politica per l'Italia della ragione

CHI CRESCE E CHI NO di Davide Giacalone

La Spagna cresce del 2.4%. Noi siamo fermi. Le cose vanno bene anche in Irlanda e Portogallo. Lo spread italiano, gli interessi in più che paghiamo sul debito pubblico, rispetto al più basso, tedesco, viaggia al triplo del Portogallo e più del triplo della Spagna. Eppure siamo la seconda potenza industriale d’Europa e abbiamo un’economia ben più grande di questi altri tre. Dovrebbe farci pensare perché Irlanda, Portogallo e Spagna l’austerità l’hanno fatta veramente, anche [leggi]

ALLA BASE DEL POPULISMO C’È IL DECLINO STRUTTURALE PER SCONFIGGERE L’UNO BISOGNA AGGREDIRE L’ALTRO di Enrico Cisnetto

È venuto il momento di alzare gli occhi. La fatale attrazione che esercita sull’opinione pubblica, via social e media, la quotidianità della politica, avvizzita in un “momentismo” – versione peggiore, in quanto accelerata, del “presentismo” – che la pervade completamente e che purtroppo va al di là della componente populista, ci impedisce sia di cogliere la complessità del presente sia di immaginare e programmare il futuro. È questa, a ben vedere, l’essenza dell’ormai [leggi]

Benetton , Di Maio e Salvini di Davide Giacalone

Si è coraggiosi difensori del popolo se, da governanti, si attaccano i Benetton? Si è coraggiosi difensori dei loro dipendenti se, da governanti, si difendono i Benetton? No, si dimostra solo che non si sa cosa significhi governare. Il rapporto perverso fra la politica e l’impresa non è solo quello d’asservirsi a un interesse particolare, ma anche quello di perseguirlo specificamente. Anche perché, nel secondo caso, si sarebbe asserviti all’interesse di un concorrente. Il governante e [leggi]

Meriti e peccati dell’Olimpiade di Davide Giacalone

Quando si spiegano le vele al trasformismo ci vuole poco a passare dal “mai metteremo un soldo per l’Olimpiade invernale” all’evviva abbiamo vinto, salvo poi approdare velocemente alla diffidenza per l’eccesso di entusiasmo, passando per uno scettico “e che sarà mai?”, per ripararsi nella baia dell’attenti che riparte la mangiatoia. Basta un refolo e il comandante che si gloria di far rotta a dritta scuffia a manca. Nell’attuale bollore la neve dovrebbe rinfrescare le idee, [leggi]

UN’IDEA PER CAMBIARE IL CSM: MIX DI ELEZIONE E SORTEGGIO

Giustizia A questo punto occorre procedere a un intervento radicale per modificare il ruolo delle correnti nella selezione dei membri del Consiglio Superiore Quanto emerge dalle indagini della Procura di Perugia sul comportamento di numerosi membri togati del CSM, e sulla loro collusione con altri magistrati e parlamentari, rischia di ledere irrimediabilmente un organo fondamentale per la tutela della indipendenza e autonomia della nostra magistratura, sino ad oggi considerato un unicum da [leggi]

L’ATTO DI SOTTOMISSIONE DI SALVINI A TRUMP E L’ATTACCO USA A DRAGHI. BISOGNA DECIDERE DA CHE PARTE STARE di Enrico Cisnetto

Secondo voi, se gli italiani venissero posti di fronte alla necessità di scegliere, e non per gioco, tra Mario Draghi e Donald Trump, per quale dei due opterebbero? Dalla torre butterebbero giù chi attraverso la politica monetaria della Bce ha reso possibile e straordinariamente duratura una stagione di costo del denaro mai così basso, di cui l’Italia è stata la prima beneficiaria, oppure la spinta la darebbero al simbolo dell’America First, che ha rinunciato ad ogni forma non solo di [leggi]

NON È IL DEBITO (ALTO) MA I RISCHI POLITICI (ALTISSIMI) A METTERE L’ITALIA AI MARGINI DELL’EUROPA di Enrico Cisnetto

Non prendiamoci in giro, il problema è politico, non contabile. Alla base della procedura d’infrazione avviata da Bruxelles contro l’Italia, c’è la profonda sfiducia che l’Europa nutre nei confronti del nostro Paese, e in particolare verso il Governo pentaleghista, che è considerato del tutto inattendibile. Sì, il debito è troppo alto, ma lo era anche prima, e la tabella di marcia di riduzione del deficit non viene rispettata, ma così fanno anche altri (e infatti, contrariamente a [leggi]

LA MORTE DI MASSIMO BORDIN E L’ASSASSINIO DI RADIO RADICALE SIANO LA MOLLA PER DARE RAPPRESENTANZA ALL’ITALIA DELLA DEMOCRAZIA E DELLA LIBERTÀ di Enrico Cisnetto

Sono state spese molte parole, quasi tutte eccellenti, per onorare la memoria di Massimo Bordin, storico direttore di Radio Radicale. Le qualità umane, il valore professionale di un giornalista che ha saputo inventare un genere, il “giornale dei giornali” – con lui Stampa&Regime non era una banale rassegna stampa, ma un modo di costruire un giornale parlato attraverso il collage ragionato e critico della carta stampata quotidiana – la dimensione intellettuale, la profondità [leggi]

Keynes fece rinascere l’economia perchè la restituì all’umanesimo di Giorgio La Malfa

Cari amici, esce in questi giorni un Meridiano Mondadori al quale ho lavorato per diversi anni che contiene la traduzione (che ho fatto io stesso) dell’opera principale di John Maynard Keynes, La teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta e di una serie di altri scritti del periodo 1933-1940 che concorrono a spiegare la genesi dell’opera e il suo significato economico e in senso più lato politico. Ho anche curato una cronologia della vita di Keynes [leggi]

LA BOMBA DEI CONTI PUBBLICI STA PER SCOPPIARE O CON IL DEF SUBITO O CON LA MANOVRA DOPO IL VOTO. E CAMBIERÀ TUTTO di Enrico Cisnetto – Terza Repubblica

C’è una bomba a orologeria pronta a scoppiare, facendo saltare in aria il governo. Il timer prevede una doppia scadenza. Una è ravvicinatissima, ed ha una data già fissata: martedì 9 aprile. L’altra è dopo le elezioni europee, e può variare da giugno a settembre, ma non oltre. Ci riferiamo alla nuova manovra finanziaria, che ha un’anticipazione nel Def, il documento di programmazione, che il ministro Tria deve presentare appunto martedì prossimo, e che poi dovrà tradursi nella [leggi]

L’ATTACCO A BANKITALIA E L’ECONOMIA MALATA di Riccardo Gallo Corriere della sera – ECONOMIA

Quarant’anni fa, la mattina di sabato 24 marzo 1979, due drammi concatenati ferirono il governo dell’economia del paese. Primo, il vicedirettore generale della Banca d’Italia, Mario Sarcinelli, fu arrestato e il governatore Paolo Baffi subì il ritiro del passaporto. La Procura della Repubblica di Roma li accusò di favoreggiamento e interesse privato in atti di ufficio nella vigilanza sul credito al gruppo chimico Sir-Rumianca di Rovelli. Secondo dramma, poche ore prima, Ugo La Malfa, [leggi]

“Memorie d’Europa” a cura di Regina Wainstein Edizioni Clichy Mercoledì 20 febbraio 2019 – ore 17,3o Invita alla presentazione del libro La Fondazione sul giornalismo Paolo Murialdi Via Augusto Valenziani, 10/a-11 Intervengono Giancarlo Tartaglia, Stefano Folli, Lia Levi, Regina Wainstein

Un bel ricordo dell’impegno culturale e giornalistico di Lia Wainstein  cara collaboratrice de La Voce Repubblicana.  E’ stata un’intellettuale europea, attiva in Italia dagli anni Cinquanta fino alle soglie del Duemila. Slavista, traduttrice e scrittrice, ha pubblicato più di 1200 scritti fra volumi, saggi e articoli di stampa in cui si rispecchia non solo il suo personale itinerario intellettuale ma lo spirito del suo tempo. Cosmopolita per formazione e vocazione, manterrà per [leggi]

CROLLO MADE IN ITALY di Davide Giacalone Non è una disfida delle previsioni. Solo gli allocchi possono crederci. Anche perché sono abbastanza omogenee: la Commissione europea stima la crescita italiana, per il 2019, allo 0.2%, l’Ufficio parlamentare di bilancio allo 0.4. Vero che si tratta del doppio, ma fra misure infinitesimali. Il governo stimava a novembre una crescita dell’1.5 (lasciamo perdere il Savona del 3%!). A dicembre l’aveva già ridotta all’1. A gennaio il presidente del Consiglio confermava la recessione in atto e annunciava la ripresa per la seconda metà dell’anno. Se i primi sei mesi sono persi (a detta del governo) lo 0.2-0.4 sarebbe già un buon risultato. Nel mezzo c’è stata la Banca d’Italia, che aveva previsto uno 0.6 ed era stata accusata di disfattismo. Al netto delle corbellerie sull’anno fantastico e il boom pentastellato, tutte le previsioni vanno nella direzione del crollo verticale delle aspettative, sicché i numeri inseriti nella legge di bilancio si dimostrano per quel che li vedemmo: fantasiosi, per non dire falsi. La causa è nel rallentamento dell’economia mondiale e della crescita europea? Piacerebbe farlo credere, ma non è così: l’Italia è il solo Paese Ue che non ha ancora recuperato le posizioni del 2008; negli anni della crescita, propiziata anche dalla saggia politica monetaria praticata dalla Banca centrale europea, siamo cresciuti la metà della media europea; ora siamo ben sotto quella già drammatica metà, posto che la crescita stimata, per l’Uem (l’area dell’euro), è a 1.3% (da 1.9). Le cause sono italoitaliane. Tutte interne. Ci siamo evirati continuando a far crescere la spesa corrente, anche mentre il più poderoso taglio alla spesa pubblica lo dovevamo al crollo degli interessi, grazie alla Bce. Ci siamo condannati volendo illudere i cittadini e praticando dissennate politiche dei bonus (governo Renzi), nel mentre si continuava a tagliare gli investimenti. Il governo del cambiamento è stato il governo della più dissipatrice continuità, cui s’è aggiunto il linguaggio della demagogica arroganza, che ha fatto ricrescere il costo del debito pubblico solo e soltanto per recitare la parte dei bulli. Poi s’è varata una legge di bilancio che aumenta ancora la spesa corrente assistenziale, senza propiziare alcuna crescita e spostando alla fine del 2019 i problemi che non si sono affrontati all’inizio. Tutta qui, la ricetta della miseria. Che è non solo economica, ma anche politica e morale. Tutta colpa del governo populista? No, come già scritto. Ma di colpe ne ha molte, questo governo, responsabile di scelte che isolano e affondano l’Italia. Scelte pauperiste e antisviluppiste, falsamente protettive e autenticamente ingannatrici che, però, non sarebbero state possibili senza un’acquiescenza vile di grandissima parte della presunta classe dirigente italiana, incapace di reagire e tesa alla ricerca della convenienza immediata (ammesso che esista). Dal giornalismo alle cattedre alla politica, si paga il prezzo del disprezzo dell’interesse collettivo. Lo disse bene Ettore Petrolini, che disturbato da un loggionista fastidioso interruppe la rappresentazione e si rivolse verso l’altro: non ce l’ho con te, perché tu così ci sei nato, ce l’ho con chi ti sta accanto e non ti butta di sotto.

I FINTI ALIBI SULLA RECESSIONE NON REGGERANNO E CHI LI AGITA SARÀ SPAZZATO VIA di Enrico Cisnetto

La realtà è inesorabile, ignorarla è autolesionistico. La dura realtà, ormai ufficialmente conclamata, è che Italia è di nuovo in recessione, e se fino a ieri l’errore esiziale è stato quello di averne per mesi ignorato i segnali premonitori, tanti e chiari, che l’hanno preceduta – cosa che ha impedito di bloccarla per tempo e non ha evitato sciocchezze come annunciare un boom economico alle porte (Di Maio dicit), parole in libertà che adesso rendono ben poco credibili quelle sul [leggi]

PAGLIACCIA TAV di Davide Giacalone Il tema non è il Trasporto ad alta velocità (Tav), ma la rissosa inconcludenza di chi pretende d’essere sia il male che il rimedio. Non infastidisce solo la propaganda, oramai in overdose, ma la sua inutilità. Matteo Salvini che si fa portare sul cantiere e riprendere dalle telecamere nel mentre proclama che i lavori devono andare avanti è la stessa identica persona che non solo cavalcò i vari movimenti no tutto (a proposito: la Croazia avvia un vasto programma di trivellazioni nell’Adriatico, nel mentre noi trivelliamo i nostri stessi interessi), ma che, dando vita a questo governo, ha fermato i lavori. È chiaro questo? I lavori li hanno fermati loro, sicché è grottesco ora vogliano essere i paladini della ripartenza. Se in tal senso intende battersi non deve andare sul set cinematografico delle gallerie, ma attraversare un corridoio, chiedere al presidente del Consiglio di riunire il Consiglio dei ministri e fare la sola cosa che spetta al governo: decidere. Luigi Di Maio che parla di supercazzole e afferma che finché loro sono al governo quel tratto di ferrovia non si farà è la stessa identica persona che ha firmato un contratto nel quale c’è scritto che quei lavori andavano rivalutati, nonché il collega, di governo e di partito, del ministro che ha chiesto un ridicolissimo riesame di costi e benefici. Posto che M5S è sempre stato contro quei lavori, posto che affermano di non avere mai cambiato idea, ne deriva che hanno fin qui preso in giro gli italiani affermando che si apprestavano a ragionarne, sulla base, appunto, di numeri e dati di fatto. Sintesi: una pagliacciata. Tutto serve solo a far propaganda, strafregandosene entrambe dei lavori, dei finanziamenti, degli impegni e di ogni altra cosa non sia il politichese politicante che praticano con tanta disinvoltura. E questo è solo l’esordio del fantastico 2019, nel corso del quale lo svantaggio italiano rispetto al resto dell’Unione europea aumenterà. Ora datevi pure di gomito e, con aria saputa, osservate che non si potrà mai tornare al Pd e a Forza Italia (anche perché sono quelli che hanno preparato il terreno a questa roba); fate notare con compatimento che le forze nuove sono impetuose e inarrestabili; compatite chi non coltiva il lenitivo della rassegnazione. Ma ci si ricordi che a essere troppo furbi capita di far la fine degli scemi.

IL RUOLO DEL PARLAMENTO NON PUO’ ESSERE COMPROMESSO di Stefano Passigli corriere della sera 17.01.19

Politica e regole. L’iter di approvazione della manovra economica ha di fatto privato le Camere della possibilità di compierne una valutazione adeguata e completa. Distratta dalle quasi quotidiane polemiche tra i due partners della maggioranza e dall’inedito scontro aperto tra Salvini e Conte, l’opinione pubblica non ha ancora colto pienamente che alcuni comportamenti dei partiti di Governo mettono a rischio aspetti fondamentali del nostro assetto costituzionale. Il più evidente di tali [leggi]

Eclissi della ragione Guardare da fuori aiuta a capirsi dentro. di Davide Giacalone

Che succede in Uk? Eravamo abituati ad ammirare la loro classe dirigente, la solidità delle tradizioni parlamentari, un sistema maggioritario che premiava la moderazione e il cambiamento nella continuità. Visti da fuori sembrano nel pallone, afflitti da trasformismo (chi si batté per il remain s’incaponisce a gestire il leave), incapaci di conciliare le bubbole raccontate agli elettori con la realtà. Succedono tre cose, che ci riguardano tutti. Lontani dalle durezze, talora sanguinose, [leggi]

CULTURA E INFORMAZIONE SANA PER BATTERE IL POPULISMO E LE SUE IDEE FOLLI (COME IL REFERENDUM “FACILE”) di Enrico Cisnetto

Abbiamo sempre pensato, e scritto, che una fetta significativa del concorso di responsabilità che hanno determinato il declino italiano, e che ora ne stanno accelerando la trasformazione in una decadenza strutturale, sia da attribuire molto più alle élite intellettuali e ai mass media – in particolare, alle prime per i loro colpevoli silenzi, e ai secondi per ciò che irresponsabilmente hanno detto e scritto – piuttosto che alla pur penosa politica. Può sembrare un’inutile discussione [leggi]