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Mes … colando ignoranza e arroganza di Davide Giacalone

 

Ce ne ricorderemo, di questo Mes, Fondo salva Stati o European Stability
Mechanism che dir si voglia. E faremo bene a ricordarcene, perché
l’alticcia baruffa che lo accompagna segna un punto di svolta nella
condotta che concilia ignoranza e arroganza: la realtà non conta più,
quel che rileva è l’affabulare dell’imbonitore.
Abbiamo un problema? Sicuro: il debito eccessivo e, per giunta, in
crescita. No, non corriamo l’immediato rischio di bancarotta, al
contrario di quel che lasciano credere i vocianti incoscienti che
strillano sul Mes come se potesse servirci, in quanto, appunto, in
bancarotta, ma no, non lo corriamo, per due ragioni: è vero che il
debito è enorme e patologico, ma quello aggregato, pubblico più privato,
è in linea con gli altri europei, mentre il patrimonio delle famiglie
supera di più di tre volte il debito. Due dettagli: la prima cosa
significa che il credito lo assorbe lo Stato anziché le imprese, il
lavoro e le famiglie (male) e la seconda che la patrimoniale è sempre
dietro l’angolo (peggio). Ergo l’interesse degli italiani è che ci sia
un Fondo salva Stati, perché da una parte tarpa le ali agli avvoltoi,
dall’altra, nel malaugurato caso del bisogno, i soldi potrebbero
trovarsi lì e non a casa (letteralmente) nostra.
C’è un pericolo? Certo che c’è. Quando le norme sulle risoluzioni
bancarie (bail in) erano in arrivo il governatore della Banca d’Italia,
Visco, andò in Parlamento a dire: ci siamo quasi, qualcuno avverta gli
italiani. Non lo fece nessuno. Forse neanche lo capirono. Poi arrivarono
le crisi bancarie e fu una gara a chi ci metteva più soldi del
contribuente, naturalmente a salvaguardia del supposto risparmiatore.
Tanto il contribuente può essere dissipato a piacimento. Ora Visco,
largamente equivocato e citato a sproposito, dice: occhio che il
pericolo c’è. Perché? Perché se le valutazioni, sul debito, da politiche
diventano tecniche devi solo sperare che non ci siano incidenti, visto
che in quel caso sarà osservato che l’Italia è non solo troppo
indebitata, ma governata da curiosi soggetti che s’industriano ad
ampliare la spesa corrente improduttiva. Gente che ora starnazza
reclamando di potere avere i soldi senza condizioni, in questo modo
confermando ogni peggiore pregiudizio altrui. Solo che il problema non è
la calcolatrice, ma l’incoscienza dell’aggiungere addendi a una somma
che genera un totale pericoloso. E non bastasse questo ora l’ossessione
avverso la “ristrutturazione” del debito, il cielo non voglia, ovvero il
taglio del suo valore, è roteata siccome durlindana dagli stessi che
ieri dicevano: mica mio quel debito, non paghiamolo. Peccato che, al di
là della loro sprovveduta dabbenaggine, quel debito sia per più del 70%
dentro i confini, sicché tagliarlo sarebbe come quello che si castrò per
dispettoso desiderio di lasciar la moglie a stecchetto (ove mai si possa
suggerire l’eterosessualità senza incorrere nella sanzione del
politicamente corretto, alla grappa), mentre, ora, paventare la
ristrutturazione equivale a confessarlo insostenibile. Castrati e
tafazzisti in un colpo solo.
Avremmo tutto l’interesse a che le cose procedessero silenti, anche
approfittando del buon lavoro svolto dal prof. Giovanni Tria, che se non
ricordo male fu ministro dell’economia con Di Maio e Salvini vice
presidenti, nell’era in cui il governo Conte 1 faceva le cose che fa il
Conte 2, ma con maggioranza diversa, talché chi era contro ieri ora è
dentro e chi era dentro ieri ora è contro. Ma vuoi mettere la lussuria
di una bella scazzottata politicista, con sorriso o corruccio a favor di
telecamera, inscenata allo scopo di far vedere che chi prende la parola
sa usarla anche se non troppo conoscendone il significato? Tanto a
prenderla seriamente saranno solo gli sciocchi come chi qui firma,
giacché gli altri andranno in sollucchero per la sceneggiata: non lo
vedi che è solo un film? No, vedo che alla fine mi toccherà pagare. E
non mi piace. Quel che difetta, però, è la lucidità di Ettore Petrolini,
che più volte interrotto e insolentito da un maleducato, che credeva
d’esser ficcante e intraprendente, s’avanzò sul proscenio e si rivolse
alla balconata: non ce l’ho con te, perché tu così ce sei nato, ce l’ho
con chi te sta accanto e nun te butta de sotto.

Informazioni su Unita' Repubblicana ()
Associazione politica per l'Italia della ragione

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