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La ricerca possibile di una maggioranza stabile di Stefano Passigli

Poco più di un anno fa, dopo il fallimento del primo tentativo di dar vita a un governo giallo-verde, scrivevo su queste colonne (25 aprile 2018) che sia la teoria dei giochi che la concreta formazione delle coalizioni di governo nelle democrazie parlamentari europee indicavano come possibile un’intesa tra Pd e M5S. Aggiungevo che ancorché sconfitto alle urne il Pd era la sola forza in grado di impedire un’alleanza M5S-Lega e che chiamandosi fuori si assumeva la responsabilità della sua nascita.

Tutti sanno che un’intervista di Matteo Renzi a Fabio Fazio pose fine a quell’alternativa dando via libera al formarsi del governo Conte. E tutti possono oggi giudicare quanto l’esperienza dell’attuale governo abbia indebolito il nostro Paese: isolato sul piano europeo, indebolite le sue tradizionali alleanze, record storico del debito pubblico, ultimo come crescita del Pil in Europa, e chi più ne ha più ne metta.

Oggi il ruolo che fu di Renzi è stato assunto da Carlo Calenda ma con ben diverso peso, per cui l’ipotesi di un governo Pd-M5S torna in campo con ben maggiori possibilità di realizzarsi perché sostenuta dall’obiettiva necessità del nostro Paese di varare la Finanziaria, evitare l’aumento dell’Iva, e affrontare l’incombente recessione con un governo in carica dotato di una salda maggioranza parlamentare. A un anno di distanza, la situazione è ancora più chiara: l’unica alternativa ad una riedizione — oltre i limiti del grottesco — di un governo giallo-verde che continuerebbe ad essere diviso su tutto, è quell’accordo tra Pd e M5S che fu improvvidamente lasciato cadere da entrambe le parti senza alcun reale approfondimento. A meno di non voler andare al voto, con il conseguente ricorso all’esercizio provvisorio e il quasi certo downgrade del nostro debito pubblico da parte dei mercati.

Una coalizione tra Pd e M5S presenta forse difficoltà; ma non maggiori di quelle che — di fronte ai mutamenti indotti dalla globalizzazione e dal rallentamento delle economie europee — affliggono le coalizioni che oramai rappresentano la sola speranza di governo nella quasi totalità dei paesi del continente: dalla Germania alla Spagna, dal Regno Unito alle cosiddette «piccole democrazie» (Belgio, Olanda, Scandinavia).

Europa

Una coalizione Pd-M5S

non presenta difficoltà maggiori di quanto accade in altri Paesi

Tra Pd e M5S vi sono peraltro alcune solide basi di possibile accordo: dal mutato rapporto con l’Europa — testimoniato dal voto dei 5 stelle alla presidente Ursula von der Leyen — e più in generale dalla comune fedeltà alle tradizionali alleanze internazionali, alla comune volontà di abbassare la pressione fiscale iniziando dal cuneo fiscale anziché da ipotesi di flat tax ; dalla prosecuzione di interventi di contrasto alla povertà lungo le linee aperte dai redditi di inclusione (Pd) e di cittadinanza (M5S), ai possibili accordi in materia di salario minimo e alla rinnovata attenzione al rapporto con le parti sociali.

Si aggiunga che le proposte del ministro Alfonso Bonafede, incentrate sulla riforma della prescrizione e dei tempi del processo, trovano il consenso del Pd almeno per quanto concerne la difesa delle intercettazioni e la non separazione delle carriere. Comune infine il rifiuto di forzature sulla autonomia regionale differenziata e l’interesse a varare un organico piano per il Sud. Malgrado permangano indubbie divergenze in materia istituzionale — ad esempio sulla proposta di referendum consultivo del ministro Riccardo Fraccaro — temperate peraltro dal comune interesse a rivedere in senso integralmente proporzionale la legge elettorale, nulla insomma sul piano delle concrete politiche di governo sembra rendere impossibile una coalizione tra Pd e M5S. Ma sulla base del passato nulla autorizza a concludere che quanto è possibile si tradurrà in realtà.

La soluzione di quella che appare come una delle più difficili crisi di governo del dopoguerra dipenderà dalla capacità dell nostra classe politica di valutare il baratro verso cui la mancata formazione di una stabile maggioranza di governo ci condurrebbe. L’Italia può contare sulla esperienza e capacità di giudizio del presidente Sergio Mattarella, ma può contare sul ritorno della classe politica ad una «etica della responsabilità» che da anni sembra farle difetto?

 

Informazioni su Unita' Repubblicana ()
Associazione politica per l'Italia della ragione

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