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CERCARE SOLO IL CONSENSO NON E’ UN METODO DI GOVERNO di Stefano Passigli

Corriere della Sera 9 agosto 2018

Lega e MCS La questione che divide i due partiti è la priorità da dare alla flat tax o al reddito di solidarietà. L’una esclude l’altra, da qui la serie infinita di annunci.

L’esasperata ricerca del consenso che anche dopo le elezioni continua a caratterizzare i rapporti non solo tra maggioranza e opposizioni, ma anche tra i due partiti di governo, produce guasti profondi. Lega e M5S condividono un limitato programma (“l’accordo”) ma sono divisi su molte questioni cruciali (ad es. la TAV e la TAP), e in competizione per l’utilizzo delle limitate risorse disponibili che non consentono di varare sia reddito di cittadinanza che flat tax. I nodi verranno al pettine in sede di legge di stabilità, ma già da ora la rivalità all’interno della coalizione di governo rallenta pericolosamente decisioni urgenti (ad es. l’ILVA) e impone di rinviare ad un lontano futuro decisioni incompatibili con lo stato dei nostri conti pubblici (come ad es. il superamento della legge Fornero).
Anche se mantenuta il più possibile sotto traccia, la principale questione che divide i due partiti di governo è comunque quale tra flat tax e reddito di cittadinanza debba avere priorità: uniti nel premere sul Tesoro e sulla Commissione Europea per ottenere il massimo delle risorse disponibili, i due partiti di governo sanno infatti perfettamente che l’una misura rende l’altra di impossibile attuazione per la limitatezza delle risorse.

Di qui, in assenza di una chiara scelta all’Interno dell’alleanza, l’interminabile serie di annunci (in materia di immigrazione) e diversivi (il Decreto “Dignità”) intesi a distogliere l’attenzione del proprio elettorato dalla mancata realizzazione delle proprie promesse elettorali.

Il risultato è però la mancata adozione di un vero programma di governo, e la sua traduzione in un’organica legge di stabilità.

I 100 giorni del governo Conte si avvicinano, ma non hanno ancora prodotto alcuna scelta fondamentale, con la limitata e controversa eccezione del Decreto “Dignità”. Impossibilitati a soddisfare il proprio elettorato sulle questioni che hanno concorso al loro successo elettorale, ognuno dei due partiti cerca di rispondere ai propri elettori sollevando questioni identitarie che non implicano il ricorso alla finanza pubblica, come ad esempio le politiche migratorie per la Lega o il  rinvio   dell’obbligo vaccinale  per il M5S.
Non si creda però che anche queste misure, pur non incidendo sui conti pubblici, non abbiano un alto costo per la nostra comunità.

Il “pugno duro” di Salvini con la Commissione Europea e con Francia, Germania, e Spagna in materia di immigrazione male si concilia con la necessità di ottenere da tali paesi appoggio alle nostre richieste di flessibilità, e certo non rassicura gli investitori esteri che hanno sino ad ora sottoscritto il 30% del nostro debito pubblico. Parimenti, il rinvio di fatto dell’obbligo vaccinale mostra come ancora alberghi in chi ci governa una non consapevolezza che la continuità delle politiche addottate e la certezza del diritto sono beni fondamentali per chi guardi -specie dall’estero – al comportamento di un governo e alla affidabilità di una classe politica.

Nel caso specifico dei vaccini, per giustificare il sostanziale stop alla legge Lorenzinì il ministro Grillo ha sostenuto che non si può ledere il diritto costituzionale all’istruzione dei bambini non vaccinati, dimenticando che la nostra Costituzione prevede anche il diritto alla salute “come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività ” (Art.32).

Il Presidente Conte, è ordinario di diritto privato, e ben sa che talora diritti costituzionalmente garantiti possono confliggere tra di loro e che in tal caso occorre contemperarne l’attuazione.

Ad evitare che la questione si trascini e giunga al vaglio della Corte Costituzionale, è auspicabile che il Premier eserciti pienamente la funzione che la Costituzione gli assegna: “dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile. Mantiene l’unità di indirizzo politico …coordinando l’attività dei ministri”. Conte è intervenuto sconfessando il ministro leghista Fontana. Faccia altrettanto con la pentastellata ministro Grillo.

Uno per uno non fa male a nessuno; e nel caso dei vaccini fa bene alla scienza e alla salute dei cittadini. Nonché all’autorevolezza della Presidenza del Consiglio, di cui c’è e ci sarà sempre più bisogno.

Informazioni su Unita' Repubblicana ()
Associazione politica per l'Italia della ragione

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