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I repubblicani non possono essere gregari di nessuno di U.R.

Sin dal suo nascere la posizione di Unità Repubblicana è sempre stata molto chiara ed è stata quella di tentare di individuare occasioni di riconoscimento e di rappresentanza dei valori ideali della tradizione repubblicana, che potessero costituire momenti di aggregazione e di presenza unitaria del vasto mondo repubblicano. In questa prospettiva abbiamo visto con favore il tentativo di alcuni amici romani di presentarsi alle elezioni per il rinnovo del Consiglio Comunale della Capitale con la lista Nathan a sostegno della candidatura di Alfio Marchini, che nella fase iniziale si presentava come una candidatura alternativa e contrapposta a quelle degli schieramenti che tentavano di presentare gli schieramenti di centro-destra e di centro-sinistra. Un tentativo che, come è noto, non è andato in porto per la mancata sottoscrizione delle firme necessarie alla presentazione della lista (una manciata!), ma anche per la “cannabalizzazione” della candidatura Marchini fatta dal centro-destra.

Sempre nell’ottica dell’aggregazione dei repubblicani abbiamo anche salutato con favore l’iniziativa, ancora una volta su Roma, di alcuni amici che, in previsione della convocazione del 48° congresso nazionale del Partito Repubblicano, hanno voluto costituire una sezione del Partito intitolata, non a caso, a Ernesto Nathan.

Unità Repubblicana ha seguito con interesse lo svolgimento del congresso nazionale del PRI, ancorché questo si sia celebrato sull’onda di un incomprensibile, quanto negativo, contrasto interno che ha portato alcune sezioni a disertarlo e alcuni ex componenti di direzione ad avviare, come ci viene riferito, azioni giudiziarie nei confronti dei nuovi organismi. Si tratta di una lacerazione che andrebbe comunque composta e ci auguriamo che i nuovi vertici del Partito vorranno e sapranno comporla nell’interesse dei repubblicani tutti.

Non vogliamo, però, esimerci da una considerazione di fondo sul risultato politico conclusivo di questo congresso.

Un congresso alla vigilia di un’importante scadenza elettorale, quale sarà quella del rinnovo del Parlamento nazionale, non poteva certamente essere rimandato. Il Partito Repubblicano doveva fare scelte di campo che non potevano trovare legittimazione se non in un congresso nazionale, che del Partito costituisce le massime e sovrane assise. Il documento finale, che è stato approvato all’unanimità, si condensa nella frase “sarà indispensabile concorrere alla formazione di un’area democratica liberale di impronta europea”. Un’affermazione certamente condivisibile al cento per cento, ma che continua a lasciare aperte le porte a qualsiasi soluzione di schieramento in previsione della imminente campagna elettorale. Più che temere, siamo certi che quando si dovrà scegliere di schierarsi, l’unità raggiunta in sede congressuale, si scioglierà come neve al sole.

Allo stato attuale, in base ad una legge elettorale, ancora una volta sconclusionata e con forti dubbi di legittimità costituzionale, si dovrebbero presentare due concentrazioni contrapposte, una di centro-destra e una di centro-sinistra, composte da forze eterogenee o raccogliticce. Avremo, per usare una parola cara a Matteo Renzi (che però non gli ha portato tanta fortuna), sia sul fronte del centro-sinistra che sul fronte del centro-destra, due opposte “accozzaglie”, ben sapendo che nessuna delle due riuscirà a ottenere la maggioranza e che a urne aperte si dovrà andare a soluzioni diverse sul modello di quelle già individuate nella legislatura ormai in scadenza. Le “accozzaglie” si scomporranno inevitabilmente. A questi due schieramenti mal costruiti, come nel caso del centro-destra, o chiaramente posticci, come nel caso del centro-sinistra, si contrappone il Movimento 5 Stelle, la cui forza propagandistica principale è rappresentata proprio dalla evidente inconsistenza dei due schieramenti contrapposti.

In questo quadro così demoralizzante e che, proprio per questo, vedrà, come è presumibile, una scarsissima affluenza alle urne da parte dei cittadini, quale deve essere la collocazione dei repubblicani?

Non riteniamo che le ragioni della presenza repubblicana nel paese possano essere salvaguardate da uno o due parlamentari eletti come gregari, peraltro mal sopportati, in una delle due “accozzaglie” contrapposte. Riteniamo, invece, possibile e doveroso  che il Partito Repubblicano si presenti con le liste dell’edera, se è possibile, o con altre forze liberali e democratiche ad esso omogenee purché fuori dagli schieramenti e in piena e totale autonomia. Soltanto in questo modo si potrà garantire l’unità del Partito e quindi la confluenza di tutti i repubblicani e si potrà presentare ai cittadini italiani, stufi dopo un ventennio di pessima gestione della cosa pubblica, una alternativa seria e credibile che non lasci alla deriva del grillismo la grande massa di elettori insoddisfatti delle abborracciate forze politiche che hanno mal governato la seconda Repubblica.

Questo è l’invito che Unità Repubblicana rivolge alla nuova direzione nazionale, al nuovo Segretario e al nuovo Presidente del PRI in previsione delle scelte che dovranno assumere. Spetterà a loro decidere se operare per l’unità dei repubblicani o se scegliere, ancora una volta, la strada della sterile contrapposizione e della divisione del mondo repubblicano.

Informazioni su Unita' Repubblicana ()
Associazione politica per l'Italia della ragione

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