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QUESTIONI DI LEGITTIMITÀ E QUESTIONI POLITICHE di Massimo Colaiacomo

In merito al 48° Congresso del Partito Repubblicano Italiano                                                Cari Amici,
quale segretario della sezione Ernesto Nathan, costituita in Roma per dare seguito alla “Lista Nathan” sorta in occasione delle elezioni comunali del 2016, ritengo doveroso fare alcune brevi considerazioni sul tentativo di rinviare il 48° congresso nazionale del partito.
Ritengo utile separare le questioni di legittimità dalle più stringenti questioni politiche. Le prime, da quello che ho letto in molti dei vostri interventi, chiamano in causa i deliberati del Consiglio nazionali, quello di settembre con la convocazione del Congresso e il secondo, dell11 novembre, con la decisione del rinvio dello stesso. Le deliberazioni prese a novembre sono legittime? Non so, personalmente, dare risposta a questa domanda. So, per certo, che alla vigilia di un importante appuntamento politico un partito di solide tradizioni morali e politiche deve trovare una sede di discussione approfondita prima di adottare scelte decisive in fatto di alleanze o, come io credo, sull’opportunità o meno di essere presente alla competizione politica.
Esiste una sede più alta e impegnativa del Congresso per assumere decisioni di tanta vitale importanza? Gli organi attuali, mi riferisco al Consiglio nazionale, alla Direzione e alla segreteria, possono ritenersi legittimati ad assumere quelle decisioni. Ma sono anche politicamente aggiornati per muoversi in un quadro politico profondamente mutato rispetto ai giorni del loro insediamento?
Il nuovo sistema elettorale impone due scelte: allearsi con grandi forze politiche oppure tentare la navigazione n solitaria puntando a raggiungere il 3% in almeno tre Regioni. C’è una terza possibilità (la politica ne offre di infinite): non allearsi con nessuno, issare la bandiera del PRI e considerare l’appuntamento elettorale alla stregua di una seminagione dopo anni di assenza dalla scena pubblica. Si tratta di scelte impegnative, da assumere con la massima trasparenza e determinazione, e in assoluta coerenza con la storia del movimento repubblicano. Coltivare l’ambizione di una cadrega in Parlamento è ben misera cosa per un repubblicano. La nostra ambizione è di essere i rappresentanti di un’ “altra Italia”, lontano dalle fumisterie ideologiche e dagli algoritmi messi sull’altare della politica come nuovi dei del consenso. Avete notato qualche esponente politico che abbia mai parlato del debito pubblico, della condizioni di assoluta precarietà in cui versano le finanze pubbliche? C’è un silenzio di tomba su una questione che riguarda il destino del Paese e delle future generazioni. Il PRI deve ritrovare la libertà e l’ambizione delle proprie idee. Deve elaborare proposte e soluzioni ai problemi che nessuno mostra di vedere o considerare come decisivi ma che sono, nella coscienza di ogni repubblicano, questioni vitali per la democrazia italiana.

Informazioni su Unita' Repubblicana ()
Associazione politica per l'Italia della ragione

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