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UN PREMIO DI MAGGIORANZA PER EVITARE L’INGOVERNABILITA’ di Stefano Passigli

Corriere della Sera 31 agosto 2017

Proposte Senza una nuova legge elettorale il sistema corre un rischio mortale. Vanno introdotte la fiducia costruttiva e la possibile decadenza dei parlamentari

Tempus fugit, ma una modifica delle attuali leggi elettorali di Camera e Senato che porti rimedio al rischio di ingovernabilità e consenta la formazione di una maggioranza di governo è  ancora possibile. Occorre però che studiosi e leader politici – anziché indulgere gli uni in letture inesatte della nostra costituzione materiale e in suggerimenti che ignorano il risultato dei referendum del 2006 e 2016, e gli altri nell’altrettanto errata convinzione che le leggi uscite dalla Consulta possano consentire loro di formare un governo – prendano invece finalmente atto che senza una nuova legge elettorale il nostro sistema corre il rischio mortale di una prolungata ingovernabilità.

Per evitare una simile iattura occorre riconoscere che modifiche marginali alle attuali leggi elettorali non sono sufficienti, e che nell’attuale assetto multipolare del nostro sistema partitico in assenza di un sistema maggioritario solo l’introduzione di un premio di maggioranza alla coalizione può permettere la formazione di una maggioranza di governo. In questa ottica, se può apparire razionale la posizione del M5S per sua scelta privo di potenziale di coalizione, del tutto irragionevole appare invece la posizione della dirigenza del Pd, specie dopo il successo alle amministrative della rinnovata alleanza di centro-destra e la crescente opposizione interna al Pd ad un accordo post-elettorale con Forza Italia.

Non si dimentichi inoltre – specie da parte di chi teorizza che il voto popolare debba scegliere un governo e non un Parlamento di rappresentanti eletti dai cittadini e non nominati dalle segreterie di partito – che un premio alla coalizione obbligherebbe i partiti a rendere esplicite le loro scelte permettendo agli elettori di scegliere preventivamente tra alleanze di governo alternative anziché subire a posteriori innaturali alleanze in nome della governabilità.

All’introduzione di un premio di maggioranza alla coalizione vincente taluni oppongono – citando l’esperienza dei governi Prodi e Berlusconi – la constatazione che spesso le coalizioni pre-elettorali si formano per vincere alle urne, ma si rivelano poi fragili e incapaci di durare nel tempo. Si potrebbe osservare che talora un governo di coalizione è la sola possibile risposta alla frammentazione del sistema politico, e che comunque un governo di coalizione non è necessariamente un governo debole. L’esperienza tedesca – e cioè del più stabile governo europeo – ma anche del Regno Unito e ora della Spagna mostrano inequivocabilmente che laddove gli accordi di coalizione sono accuratamente negoziati, e dove le élite politiche sono animate da un forte senso civico e dell’interesse nazionale, i governi di coalizione hanno performances soddisfacenti non dissimili da quelle di governi monocolore. Il problema diventa semmai quello di favorirne il consolidamento attraverso opportuni accorgimenti istituzionali, quali ad esempio la sfiducia costruttiva, un istituto che con la semplice modifica di un solo articolo della Costituzione – attuabile in 4 mesi se solo Pd, M5S, Lega e FI lo volessero – assicurerebbe stabilità di governo alla prossima problematica legislatura.

La sfiducia costruttiva non è comunque la sola maniera per stabilizzare un governo di coalizione. Anche senza modifiche costituzionali la legge elettorale potrebbe ad esempio introdurre, unitamente al premio alla coalizione vincente, la decadenza dei parlamentari eletti grazie al premio qualora la coalizione venisse meno. Essi infatti non sarebbero eletti, al pari degli degli altri parlamentari, in virtù della distribuzione dei seggi risultante dal voto popolare, ma anzi proprio grazie alla modifica nella distribuzione dei seggi attuata dal premio di maggioranza. Nulla impedirebbe dunque di redistribuire i seggi assegnati col premio secondo le norme che sarebbero state applicate se il premio non fosse scattato. Il vincolo costituzionale di 630 seggi alla Camera e 315 al Senato sarebbe rispettato. E del resto leggi ordinarie già disciplinano i possibili motivi di decadenza dal seggio. Aggiungerne uno ulteriore non sembra dunque sollevare problemi di legittimità, e quanto all’opportunità politica a nessuno può sfuggire  quanto una simile misura potrebbe contribuire a stabilizzare la tenuta di una coalizione di governo. Vi è qualcuno in grado di affermare che nella prossima difficile legislatura queste misure (premio alla coalizione, e sfiducia costruttiva o possibile decadenza dei parlamentari eletti col premio) non rappresentino un necessario antidoto alla irresponsabilità di molti nostri leader e un’utile assicurazione sulla vita delle nostre istituzioni repubblicane?

Informazioni su Unita' Repubblicana ()
Associazione politica per l'Italia della ragione

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