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LA RELIGIONE EUROPEA DI UGO LA MALFA di Massimo Colaiacomo

Fra il 25 marzo 1957, quando i presidenti del Consiglio e i ministri degli Esteri dei sei Paesi fondatori firmarono il Trattato istitutivo della Comunità economica europea e dell’Euratom, e il 26 marzo 1979, giorno in cui muore Ugo La Malfa, c’è un arco temporale di appena 22 anni. Due decenni di iniziative febbrili, con qualche punta di velleitarismo, ma sempre sostenute dall’entusiasmo europeista e comunitario di una generazione che aveva conosciuto e patito i lutti della guerra, dopo aver assistito alla catastrofe delle democrazie ottocentesche.

Ugo La Malfa, leader del PRI e tale rimasto anche dopo l’abbandono della segreteria, nel 1975, è stato uno degli artefici del sogno europeo. Perché i Trattati firmati a Roma nel 1957 avevano avuto una gestazione complessa e una lunga fase preparatoria, passata attraverso momenti di cocente delusione (il fallimento della difesa comune europea) prima di trovare lo slancio giusto, le energie e la fantasia per mettersi alle spalle la tragedia del ‘900 e schiudere un nuovo orizzonte.

L’Italia si era preparata a quegli appuntamenti attraverso la lunga stagione riformista dei governi centristi di Alcide De Gasperi. Ugo La Malfa fu “magna pars” in quella stagione. Sua fu la battaglia per l’abolizione dei dazi doganali, decisione che gli costò polemiche roventi con il presidente di Confindustria, Andrea Costa, ma sulla quale tenne la rotta senza cedimenti. La liberalizzazione del commercio estero insieme alla riforma agraria del ministro Antonio Segni, supportato dal sottosegretario Francesco Compagna, altro esponente di spicco del repubblicanesimo, furono due dei capisaldi di un riformismo che scuoteva l’Italia da un lungo torpore sociale per aprirla alle sfide dell’Europa e della modernità.

L’europeismo accendeva facili entusiasmi nell’Italia post-bellica. Non lasciava ancora intuire i costi economici e sociali del processo di integrazione diventato operativo solo a partire dal Trattato di Maastricht, nel 1992, e poi con quello di Lisbona, nel 2000.

Ma l’arrivo dell’euro, nel 2001, non è stato un traguardo apparso improvvisamente all’orizzonte. Prima di allora, i governi della Comunità, nel frattempo allargata a Gran Bretagna, Irlanda e Danimarca, avevano tentato un primo coordinamento monetario attraverso lo Sme (Sistema monetario europeo) con la previsione di una banda di oscillazione nei cambi stabilita nella forchetta del 2,5%. Per l’Italia si trattava di una scelta impegnativa, perché già a meta degli anni ’70 si erano manifestate tensioni nella gestione della finanza pubblica. L’esperimento si rivelò oneroso per il nostro Paese, al punto che prima venne concessa all’Italia una banda di oscillazione del 5% per sostenere il cambio soprattutto contro marco e franco francese, poi la decisione presa dai governi DC di uscire dallo Sme.

Significativo a questo riguardo il discorso che tenne Ugo La Malfa, allorché, il 13 dicembre 1978, intervenne alla Camera dei Deputati per illustrare la posizione del PRI sullo Sme. “Dirò – spiegò La Malfa nell’Aula gremita della Camera – che quando ho sentito molti dei miei colleghi che frequentavano il Parlamento europeo proporre arditi progetti di avanzamento, quasi sempre io sono rimasto silenzioso, perché considero ed ho considerato sempre che il primo apporto all’avanzamento della costruzione europea sia quello di porre il proprio Paese nelle condizioni migliori possibili per perseguire obiettivi europei”.

Parole illuminanti e drammaticamente attuali: che cosa hanno fatto i governi per porre l’Italia nelle condizioni migliori per raggiungere traguardi europei? Che cosa è stato fatto per mettere sotto controllo il debito pubblico e contribuire così all’avanzamento della costruzione europea? Ugo La Malfa fu uno strenuo credente nell’Europa, ma proprio perché religiosamente europeista si guardava bene dall’invocare l’indulgenza o la grazia dell’Europa per le insufficienze e le inadeguatezze dell’Italia. Quel giorno, alla Camera, La Malfa si rivolgeva al ceto politico italiano, alle forze sociali e ai nostri concittadini per spronare gli uni e gli altri a un atto d’orgoglio nazionale, ad abbandonare le improvvisazioni e le infatuazioni passeggere per acquisire una visione davvero europea dei nostri problemi e a predisporre le politiche adeguate per affrontarli. Nella sua vasta e non ancora esplorata eredità politica e morale,  Ugo La Malfa ci ha insegnato che non si diventa europei per concessione degli altri, ma si acquista quella cittadinanza perché il Paese sa adempiere con dignità e onore ai propri impegni.

Informazioni su Unita' Repubblicana ()
Associazione politica per l'Italia della ragione

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