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LE CORREZIONI NECESSARIE PER LE NORME ELETTORALI di Stefano Passigli Il Corriere della Sera – febbraio 2017

La sentenza con cui la Consulta  ha determinato la fine del maggioritario e il ritorno alla proporzionale crea più problemi di quanti ne risolva.

Nessun partito, e nessuna possibile coalizione, è infatti in grado di raggiungere oggi il 40% dei voti e ottenere il premio di maggioranza alla Camera, né di ottenere una maggioranza al Senato. Anche nella improbabile ipotesi che una lista possa raggiungere il 40% dei voti, la diversità delle leggi elettorali per Camera e Senato rende quasi impossibile che possano formarsi maggioranze analoghe nelle due assemblee.

Si aggiunga la sorprendente decisione della Corte di non dichiarare illegittimo lo status privilegiato accordato ai capilista: ignorando che le condizioni di eguaglianza prescritte dall’art. 51 della Costituzione sono espressamente riferite alla competizione elettorale e aggiuntive rispetto alla più generale prescrizione di eguaglianza dell’art. 3, la decisione della Corte consente il mantenimento di un Parlamento di “nominati”. Infatti, solo PD e M5S eleggeranno con le preferenze un numero di deputati in aggiunta ai 100 capilista, mentre tutti gli altri partiti eleggeranno solo i capilista. Il risultato sarà dunque che almeno 430 deputati su 630 saranno eletti dalle segreterie di partito, e ciò – oltre a rendere più difficile la composizione del conflitto interno al PD – viola una diffusa aspettativa dell’elettorato. Su questo punto la Corte non ha certo fatto un passo avanti rispetto alla decisione con cui sancì la illegittimità del Porcellum.

Infine, la sentenza della Corte, pur determinando una legge immediatamente applicabile, non poteva uniformare le divergenze esistenti nella normativa elettorale di Camera e Senato e ha giustamente rinviato tale compito al Parlamento. Allo stato, il risultato complessivo è un sistema elettorale che assicura la rappresentanza, ma che determina condizioni di sicura ingovernabilità rendendo incomprensibile la posizione di quanti – M5S, Lega, e maggioranza del PD – chiedono un pronto ritorno alle urne anche in mancanza di una significativa correzione del sistema elettorale.

Tutto è dunque compromesso? No, purché si dia al Parlamento il tempo necessario ad una armonizzazione delle due leggi elettorali assolutamente necessaria per correggere alcuni dei maggiori difetti. Si prenda ad esempio il premio di maggioranza. Se per la Corte un premio del 14% è legittimo al raggiungimento del 40% dei voti, è possibile ritenere legittimo anche un premio del 10% alla lista vincente che raggiunga almeno il 30% del suffragio, favorendo così il possibile formarsi di coalizioni di governo. Ciò richiederebbe però che un analogo premio di governabilità fosse introdotto anche al Senato: non armonizzare le due leggi equivarrebbe infatti  a rinunciare a qualsiasi ipotesi di stabili ed omogenee maggioranze di governo.

Analogamente dicasi per le soglie di sbarramento: mantenerle al Senato all’8% per le liste non coalizzate escluderebbe ogni rappresentanza delle forze minori, essenziali invece – e proprio al Senato – per raggiungere oggi una sia pur risicata maggioranza di governo, e rafforzerebbe il formarsi di listoni elettorali, fonte di futuri trasformismi e instabilità delle possibili maggioranze.

Infine, mentre per premio di maggioranza e soglie di sbarramento occorrerebbe adottare per il Senato le norme indicate dalla Consulta per la Camera, nel caso dei capilista occorrerebbe l’operazione inversa, cassare cioè lo status privilegiato riconosciuto loro alla Camera ridando ai cittadini il diritti di eleggere tutti i propri rappresentanti.

Altri esempi di armonizzazione potrebbero essere fatti, ad esempio la dimensione dei collegi. Ma quanto è sufficiente sottolineare è che anche senza un radicale cambiamento di sistema elettorale, anche rimanendo insomma nell’ambito di leggi proporzionali, è possibile approssimare condizioni di governabilità. Ciò richiede però la disponibilità dei partiti – e in particolare del PD che grazie all’incostituzionale Porcellum controlla la Camera – a varare questa indispensabile armonizzazione. Non farlo pregiudicherebbe la governabilità del sistema e penalizzerebbe il nostro paese nell’attuale difficilissima congiuntura. E penalizzerebbe, quale che sia la data delle elezioni, anche chi se ne rendesse responsabile.

Informazioni su Unita' Repubblicana ()
Associazione politica per l'Italia della ragione

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