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Referendum, Governo e Costituente

Appellarsi al volere del popolo senza fare tesoro della saggezza popolare è quantomeno un atto di incoscienza, se non di superbia, entrambe virtù negative che non dovrebbero mai guidare le scelte di chi è chiamato a governare un paese. Prima di gettare gli italiani in questa faida sulle modifiche costituzionali Matteo Renzi avrebbe dovuto ricordare gli adagi popolari “chi troppo vuole nulla stringe” e “chi semina vento raccoglie tempesta”.

Il giudizio popolare è stato netto. Una precisa condanna del contenuto di una pseudo riforma costituzionale abborracciata e del metodo, ai limiti della legittimità costituzionale, per approvarla.

Come abbiamo avuto più volte occasione di sottolineare in questi lunghissimi mesi di campagna elettorale, è stato un errore trasformare il tentativo di modificare la Costituzione in un plebiscito sul Presidente del Consiglio. Questa responsabilità è tutta di Matteo Renzi, che ha tentato la via della legittimazione di un potere personale extra costituzionale attraverso l’appello al popolo. Questo tentativo oggi è fallito e si ritorna nell’ambito della Costituzione. Le scelte future spettano al Capo dello Stato che, come Costituzione vuole, risiede al Quirinale e non a Palazzo Chigi.

Le conseguenze del risultato referendario dovevano essere le dimissioni di Renzi dalla segreteria del suo partito, dopo averlo portato alla sconfitta elettorale, e non dal Governo, ma Renzi ha voluto andare oltre e ha rassegnato le dimissioni dell’intero Governo. Ora, però, la parola non spetta alle forze politiche che hanno votato no, come qualcuno sostiene per creare confusione. Il fronte del no raccoglieva valutazioni diverse e talvolta anche contrastanti, tutte sul merito delle modifiche alla Costituzione. Non era, non è e non può essere una coalizione di Governo. Esiste già in Parlamento una maggioranza che ha sostenuto il Governo dimissionario. Questa stessa maggioranza può e deve esprimere un nuovo Governo fino all’esaurimento ordinario della legislatura. Spetta poi al Parlamento, nella sua interezza, il compito di rivedere la legislazione elettorale alla luce delle indicazioni che verranno nelle prossime settimane dalla Corte Costituzionale. Quanto, infine, alla Costituzione dobbiamo ribadire che, senza alcun dubbio, il testo del ’48 può essere modificato e adeguato alla realtà nella quale viviamo. Ma ciò può avvenire mediante la convocazione di una Assemblea Costituente o anche attraverso le previsioni dell’art. 138 della Costituzione, quando le Camere siano effettiva rappresentazione proporzionale del popolo italiano.

Informazioni su Unita' Repubblicana ()
Associazione politica per l'Italia della ragione

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