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La stabilità, il quadro internazionale e il referendum

Nonostante tutto, i sondaggi continuano a dare il no in vantaggio rispetto al sì al referendum sulla sconsiderata riforma costituzionale del trio Renzi-Boschi-Verdini. Nonostante una campagna del sì a 360 gradi, nonostante il martellamento della radiotelevisione di Stato, in cui tutte le risorse umane sono impegnate pancia a terra, 24 ore su 24, a spiegarci i frutti miracolosi di questa riforma. Nonostante la frantumazione del fronte del no (da Grillo a D’Alema passando per Brunetta?), nonostante l’intervento di Confindustria, di Marchionne, del capitalismo mondiale e non ultimo del Presidente uscente degli Stati Uniti.

Come fare allora a convincere gli italiani a votare per il sì? L’ultima trovata è quella di richiamare l’attenzione sulle conseguenze che si avrebbero sul piano internazionale nel caso di un esito referendario dove dovesse prevalere il no. L’Italia, per questi sostenitori del si, ha da sempre un forte handicap internazionale: quello della instabilità dei suoi governi. Vogliamo continuare a mantenere questo handicap? Basterà votare si e la stabilità sarà a portata di mano e con la stabilità tornerà la credibilità dell’Italia. Si arriva addirittura a sostenere che l’Unione Europea ha concesso una rilevante flessibilità al nostro Paese fondandola sulla garanzia che l’Italia avrebbe continuato nel suo percorso di riforme che il prevalere del no cancellerebbe.

Per dirla con il poeta: “quanto son difettivi sillogismi quei che vi fanno in terra batter l’ali”. Per quale sillogismo la vittoria del no dovrebbe bloccare il processo di riforme? Ma poi, quali riforme? Ne vogliamo parlare? E poi in base a quale ragionamento la riduzione del numero dei senatori e una divisione tra Camera e Senato di competenze quasi illeggibile e che comunque creerà conflitti a piè sospinto e valanghe di ricorsi alla Corte Costituzionale dovrebbe garantire stabilità? In quale passaggio di questa pseudo riforma si può leggere che ci sarà maggiore stabilità? Quella della stabilità è un argomento scarsamente sostenibile e non è certo con il prospettare la paura dell’ignoto e il salto nel buio che il sì prevarrà. Tengano presenti i sostenitori del sì che quando nel ’46 si andò al referendum tra Repubblica e monarchia i sostenitori della monarchia fecero la loro campagna sventolando la paura del salto nel buio. Gli italiani scelsero la Repubblica.

Lasciamo stare, perciò, questioni inesistenti come quella del quadro internazionale. Concentriamoci sui contenuti di questa cosiddetta riforma che non riduce e non vuole ridurre i costi della politica, come l’iniziativa dei grillini ha smascherato, ma crea soltanto confusione. A voler ben vedere la ricetta della stabilità non sta in questa riforma ma in quella legge elettorale, l’Italicum, che oggi tutti disconoscono e che garantirebbe al capo di un partito di minoranza di impadronirsi del Parlamento. E’ già avvenuto nel ’24 e non c’è dubbio che ci abbia garantito 20 anni di stabilità.

Se il sì dovesse malauguratamente vincere l’Italicum ritornerebbe in ballo senza alcuna modifica e allora si la nostra stabilità sarebbe garantita per qualche decennio.

Informazioni su Unita' Repubblicana ()
Associazione politica per l'Italia della ragione

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