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Armi di distrazione di massa

Relegata, per decenza, nelle pagine interne dei giornali è apparsa la notizia che l’aula di Montecitorio ha approvato la mozione della maggioranza di Governo che invita il Parlamento a valutare “eventuali proposte” di modifica della legge elettorale chiamata, chissà perché, “italicum”, forse per ricordare, nel paese di Arlecchino e Pulcinella, l’approssimazione e l’improvvisazione che caratterizzano la genia politica italiana.

Si potrebbe, però, ricordando Armando Diaz, affermare che “i resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disfatta e senza speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza”. E’ certamente eccessivo paragonare il PD di Renzi agli eserciti prussiano e austroungarico, ma non vi è dubbio che la baldanzosa sicurezza con cui l’ex sindaco di Firenze si era mosso per conquistare l’Italia mostra oggi i primi segni della disfatta.

Come tutti i demagoghi, Renzi era arrivato al potere sbandierando la tesi che l’Italia era all’anno zero e che con lui iniziava una nuova era di progresso e di felicità. Con l’ottimismo della propaganda ha così varato un nutrito numero di provvedimenti legislativi, alcuni nocivi, buona parte inutili, tutti mediocri, sventolandoli come atti rivoluzionari. A coronamento della sua opera ha voluto porre due monumenti da affidare alla storia: la riforma della legge elettorale e la riforma della Costituzione, che avrebbero dovuto rappresentare l’arco di trionfo a consacrazione del nuovo fondatore dell’impero.

Purtroppo per lui, gli iniziali scricchiolii di questa magnifica impresa architettonica si stanno rivelando, di giorno in giorno, crepe insanabili. Da un lato, le tanto strombazzate leggi di sistema continuano a non produrre nessun effetto. L’economia italiana è ferma, i dati ottimistici del Governo sono quotidianamente smentiti da tutti gli osservatori internazionali (ultima arrivata l’Ocse) e anche dalla nostrana Confindustria, che pure si era, nei suoi vertici, accodata al renzismo trionfante. L’occupazione ristagna, mentre il Jobs Act mostra tutta la sua assoluta inutilità. Come è già stato scritto, non basta un Act a creare Job. Anche a livello europeo appaiono ormai penose le intemerate minacce contro i governanti dell’Europa, dopo essere stato messo alla porta da Merkel e Hollande. Come se non bastasse oggi arriva il voto della Camera che chiede di modificare una legge elettorale mai entrata in funzione e che i suoi autori avevano sostenuto che sarebbe stata adottata in tutti i paesi europei.

Di fronte a questa disfatta viene spontanea una prima domanda: il Governo per ben tre volte ha legato la sua esistenza all’approvazione di una legge elettorale. Oggi che il Parlamento chiede a maggioranza di modificarla, il Governo non dovrebbe sentirsi sfiduciato? Ma l’abile Presidente del Consiglio ha cambiato strategia. Italicum e riforma costituzionale se non possono essere il monumento alla sua megalomania, possono però essere utilizzati come potenti armi di distrazione di massa. In ciò aiutato dal grande fronte mediatico che lo sostiene Renzi è convinto che nei prossimi mesi non si parlerà altro che di italicum e di riforma costituzionale e se poi il referendum dovesse andargli male, sarà colpa degli italiani e non certamente sua se questo paese continua ad essere il fanalino di coda dell’Europa.

Speriamo che gli italiani non si facciano distrarre.

Roma, 22 settembre 2016

Informazioni su Unita' Repubblicana ()
Associazione politica per l'Italia della ragione

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